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Dobbiamo capire se le TASSE, DIRITTI E TARIFFE SIAE sono una imposizione corporativa.
Cos'è la Siae?
Come nasce il potere impositivo di questo ente?
A chi vanno i soldi che incassa?
Si può ipotizzare un'azione per non pagare?
Se si, come fare?
E' vero che in Gran Bretagna chi suona dal vivo non paga nessun diritto d'autore???

SE HAI DELLE COSE DA FAR SAPERE, UTILI PER AIUTARCI A PREPARARE QUESTA PAGINA INVIACI UN MESSAGGIO A:
info@mabonline.eu
con oggetto:
"vertenza SIAE" (diffondi e fai sapere questa iniziativa tra i conoscenti musicisti, band, titolari di pubblici esercizi, ecc.)

LIBERIAMO I MERCATI GENERALI DAL PARASSITISMO DELLA BUROCRAZIA E DALLA INGERENZA DELLA POLITICA

Invia al Ministro dello Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani la richiesta di esautorare le società a capitale pubblico dalla gestione dei mercati generali affidandola direttamente agli operatori dei mercati

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Firmando contribuisci a far aumentare le tasse.
Non firmando aiuti il volontariato a migliorarsi.
Per sapere perchè non conviene firmare il 5xmille:
Scarica e leggi la lettera di UNICO - MAB ai commercialisti

AI ROTTAMAI, AI RACCOGLITORI DI SCARTI, AGLI OPERATORI DEL SETTORE DEGLI IMBALLAGGI, AI GIOVANI IN CERCA DI NUOVE ATTIVITA' DI IMPRESA DA AVVIARE:
Ora potete aprire una Stazione di Raccolta a Recupero di Rifiuti Speciali non pericolosi
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Consulta la pagina sulla stazione ecologica a recupero
Per maggiori informazioni scrivi a:
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Professionisti, imprenditori, cittadini, inserite in tutti i contratti che stipulate o fate stipulare la clausola compromissoria. In tal modo nel caso di controversie sulla applicazione e interpretazione del contratto potrete ricorrere alla decisione arbitrale evitando di dover fare una causa civile dagli esiti incerti e dai tempi lunghi.
La clausola compromissoria può essere inserita nei contratti di appalto, negli atti di società ivi compresi quelli tra cooperative e soci, nei contratti di cessione di quote e di aziende, nei contratti di somministrazione, nei contratti di compravendita di beni immobili, mobili registrati e mobili.
Inserisci e fai inserire la clausola compromissoria, promuovi l'arbitrato

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AIUTI DI STATO

 

Sommario:

1) L'ideologia ipocrita dirigista degli aiuti di Stato

2) Il circolo vizioso dell'aiuto di Stato

3) Patrioti per liberare l'economia: le "cavie" meridionali

4) Cosa è un “aiuto di Stato”

5) L'aiuto di Stato non va confuso con…

6) Come superare l'aiuto di Stato

7) COSA FARE

 

1) L'ideologia dirigista degli aiuti di Stato

Il dirigismo è l'idea secondo la quale lo Stato ha il diritto-dovere di programmare l'economia e lo sviluppo economico e di intervenire direttamente negli affari economici delle imprese.

Per le democrazie industriali fondate sullo stato di diritto il dirigismo è una patologia mentre, nella economia di mercato – che non è l'economia dove chi è più forte detta legge ma proprio il contrario - si richiede allo Stato di svolgere esclusivamente funzioni regolatrici del mercato (evitando, ad esempio, posizioni dominanti, la costituzione di monopoli, l'aggiotaggio, l'accaparramento di beni di consumo, ecc.).

Lo Stato dirigista controlla i sindacati tenendoli a libro paga o, nel peggiore dei casi, facendoli diventare una struttura della burocrazia statale, è imprenditore avendo la proprietà e la gestione di imprese in diversi settori dell'economia, controlla o dirige le imprese, influenza le loro aspettative ed il loro consenso, indirizzando una quota parte della spesa pubblica attraverso gli “aiuti di Stato” secondo criteri fatti passare di volta in volta per “oggettivi” ma in effetti assolutamente discrezionali nell'interesse dello Stato.

L'aiuto di Stato ha sempre un motivo apparente (1): in genere viene previsto per “sostenere”, per “aiutare”, per “potenziare” una singola impresa, un tipo di investimenti, un settore produttivo o un territorio ritenuto economicamente degradato, con la finalità di creare delle condizioni di sviluppo economico e di progresso sociale o eliminare condizioni deficitarie di fatto che sono di pregiudizio alla crescita dei consumi, della produttività e della ricchezza nel suo insieme. Il tutto, ovviamente, coerentemente con gli indirizzi di politica economica nazionale e, nel caso nostro, europea.

L'aiuto di Stato ha sempre una finalità voluta (che si nasconde dietro il “motivo apparente”) che consiste sempre ed esclusivamente nell'introdurre uno strumento di controllo e di infiltrazione da parte del potere politico e della connessa, burocrazia pubblica, nella economia e nel mercato e non solo a scopo di consenso ma anche per finalità di distorcerne la gestione a proprio piacimento.

L'aiuto di Stato è una forma di occupazione pervadente dell'economia e del mercato da parte dello Stato e della classe politica procedendo alla estensione della spesa pubblica che così si allarga la sua attività in settori che non sono di sua stretta competenza. L'aiuto di Stato va in senso contrario alla riduzione del fabbisogno del bilancio pubblico che, con esso, invece aumenta creando nel contempo sudditanza: il noto “assistenzialismo” (non vi è aiuto dello Stato che non sia assistenziale).

L'aiuto di Stato, pertanto, non ha mai aiutato a crescere o promuovere nessuna singola impresa o un settore produttivo, non ha mai fatto sviluppare un tipo di investimenti, non ha mai emancipato un territorio concorrendo al suo progresso economico. Ogni qual volta una impresa, un settore produttivo o un territorio sono stati destinatari di aiuti di Stato questi hanno sempre concorso – salvo rarissime eccezioni utili solo a confermare la presente regola - a mantenere inalterate le negatività e criticità del bilancio della impresa, della capacità di concorrenza o di innovazione, hanno rafforzato le condizioni di sottosviluppo del territorio che si diceva di voler rimuovere ed hanno congelato le nuove e libere iniziative apportatrici di sviluppo. Insomma l'aiuto di Stato non ha eliminato bensì ha fatto diventare strutturale la condizione di bisogno e lo stato di necessità.

 

2) Il circolo vizioso dell'aiuto di Stato

L'aiuto di Stato è un capitolo in uscita del bilancio statale. Questo significa che lo Stato per poter erogare gli aiuti deve prima reperire le risorse cioè provvedere a maggiori entrate con le quali avrà i soldi per poter pagare gli aiuti. Ma le entrate dello Stato non sono altro che le tasse che esso impone a carico dei cittadini.

E' così che si crea la “spirale perversa” dell'aiuto di Stato per cui esso prima aumenta le imposte e le tasse riducendo di pari importo la capacità di spesa , o per investimenti o per consumi, dell'economia e del mercato cioè toglie soldi dalle tasche delle imprese e delle famiglie.

Successivamente, attraverso procedure che richiedono onerosi passaggi burocratici (bandi, documentazione, bilanci preventivi, rendicontazione, accertamenti in corso d'opera e posteriori) queste somme, prima tolte, vengono selettivamente restituite alle imprese.

Ma vi è un esproprio definitivo della ricchezza prodotta dalle imprese e loro prima sottratta: infatti quello che esse ricevono in restituzione sotto forma di aiuto di Stato è sempre comunque di meno di quanto hanno pagato di imposte per finanziare il maggior fabbisogno del bilancio dello Stato.

Infatti si devono considerare tutti i costi della burocrazia statale (ma non solo, vi è anche quella bancaria e quella professionale che in questo ambito si esprime spesso in termini parassitari) per produrre le leggi ed i regolamenti, la pubblicazione dei bandi, i controlli e le verifiche in corso d'opera e a posteriori a titolo di collaudo nonché i fondi necessari per l'attività di repressione della inevitabile criminalità amministrativa che naturalmente si crea intorno alla erogazione degli aiuti di Stato al fine di goderne illecitamente (Vedi i dati dell'attività di controllo e repressione per l'anno finanziario 2005 della Guardia di Finanza che evidenziano l'illecita richiesta e percezione di contributi a fondo perduto ex L. 488/92 per 363.000.000 Euro, in un solo anno! Di queste somme si possono recuperare in concreto solo 38.700.000 di Euro (2)).

La restituzione “selettiva” cioè secondo gli intendimenti dei poteri pubblici, politici e della burocrazia, disarticola in via definitiva il mercato, le imprese e la società civile nel suo complesso poiché l'aspettativa degli aiuti pubblici modifica i comportamenti degli imprenditori favorendo lo stato di necessità e delle scelte innaturali estranee al rischio di impresa, determina comunque sperequazione tra coloro che hanno ricevuto l'aiuto e chi no, introduce distorsioni nel mercato influenzando negativamente i bilanci e alletta gli appetiti della criminalità più o meno organizzata, più o meno dei colletti bianchi, con la quale si è costretti, per conseguenza, a dover fare i conti sul territorio anche perché cresciuta grazie all'ottenimento delle erogazioni illecite degli aiuti.

Ecco di seguito descritta la spirale perversa dell'aiuto di Stato:

3) Patrioti per liberare l'economia: le "cavie" meridionali

Il potere politico - e la considerazione vale anche per le contigue burocrazie pubbliche e sindacali - non procederà mai di sua iniziativa a cancellare gli aiuti di Stato bensì solo se costretta dalla pressione dell'opinione pubblica.

Ciò per la ovvia ragione che l'eliminazione degli aiuti di Stato comporta un corrispondente arretramento dello Stato e della pubblica amministrazione rispetto all'economia e alla società; ma non esiste un potere che si autoriduce e si autolimita. Intanto però, e qui sta la contraddizione che oggi noi tutti viviamo, l'Italia per uscire dalla stagnazione e riprendere la corsa dell'economia, ha bisogno proprio della abolizione degli aiuti di Stato che lo Stato, in persona di chi lo gestisce, non mette in atto andando contro gli interessi generali della comunità nazionale e dello Stato stesso mettendone in pericolo la coesione sociale favorendo ristretti interessi corporativi la cui prevalenza nel tempo assorbe sempre più risorse pubbliche.

Da qui la necessità di fare appello al patriottismo! Non per vezzo oratorio o per una impostazione demagogica del discorso di cui se ne vuole coprire il vuoto. In questo caso il riferimento alla Patria, alla terra dei padri, è quanto mai attuale e calzante.

Oggi lo Stato italiano per salvarsi ha bisogno di Patrioti che ascoltino la Sua voce muta e conculcata che invoca il cambiamento di rotta. Arruolati volontari proprio come i patrioti risorgimentali ed i patrioti della resistenza. Nuovi cittadini che liberino la nazione dalle grinfie di un potere politico invadente e pervasivo che ingessa lo spirito di iniziativa, che emargina la ricerca scientifica, che disprezza i meritevoli ed i capaci e basa la selezione dei responsabili e degli amministratori pubblici mediante la pratica della discriminazione dirigista e l'ottenimento del consenso mediante la conservazione ad estensione graduale dei privilegi economici.

Ne sanno qualcosa gli italiani del sud d'Italia i quali per aver assecondato la loro classe dirigente politica nella continua istanza di aiuti di Stato, anche a costo di rappresentare continuamente una società ed una economia in stato di bisogno, si ritrovano con un pesante arretramento non solo e non tanto materiale ma anche e soprattutto mentale sino al punto che un imprenditore per muoversi deve prima verificare se quanto intende fare è ben accetto al potente di turno (e se, questo, è la criminalità ... addio azienda!) di cui averne il placet.

L'esperienza fatta dall'Italia del sud deve essere di monito a tutta la nazione: Infatti degli aiuti di Stato se ne è avvantaggiata esclusivamente la classe politica e la criminalità organizzata che grazie ad essi si sono finanziati economicamente, ha tenuto in scacco il mondo delle imprese ed ha condizionato l'economia locale inducendone mancato sviluppo, arretratezza e corsa al parassitismo improduttivo. Erroneamente molti analisti, uomini di cultura, economisti e politici ritengono che gli aiuti di Stato nell'Italia del sud non hanno funzionato per colpa della inadeguatezza della classe dirigente del mezzogiorno che no ha saputo cogliere appieno le occasioni rappresentate dagli aiuti di Stato. E' questa una analisi del tutto errata; è vero invece che la causa del sottosviluppo del sud è da ricercare proprio nei meccanismi degli aiuti di Stato: sono questi che creano e alimentano il sottosviluppo, il parassitismo e l'arretratezza mantenendo una classe dirigente inadeguata in quanto deve limitarsi semplicemente a rappresentare uno stato di bisogno per chiedere continuamente altri aiuti assistenziali.

Ora che la logica degli aiuti di Stato si è allargata a tutta la nazione vedremo che da qui a qualche anno produrrà gli stessi negativi effetti che ha già prodotto nell'Italia del sud. Quello di riprendere - dopo la positiva esperienza della abolizione della Cassa per il Mezzogiorno nel 1992 - con gli aiuti di Stato erogati dall'U.E. (legge La Pergola, anno 1988, donde il cosiddetto "Obiettivo 1" ed altra terminologia consimile) è stato un errore gravissimo anche perché la logica degli aiuti che prima era riservata al solo mezzogiorno, è stata estesa a tutto il territorio italiano. 

Errore a cui si deve riparare procedendo alla subitanea abolizione dei diversi tipi di aiuto di Stato in quanto non possiamo permetterci il lusso di attendere la fine degli aiuti di Stato nel 2013 quando, invece, bisogna accellerare il processo di definitiva abolizione degli aiuti di Stato liberando la società, le imprese e l'economia da questo strumento di schiavitù materiale e immateriale.

4) Cosa è un “aiuto di Stato”?

L'aiuto di Stato è la elargizione ad una impresa di una somma di danaro erogato sotto diverse denominazioni: fondo perduto, contributo pubblico, finanziamento in conto capitale, contributo in conto interesse, riveniente dai fondi del bilancio dello Stato, e finalizzata per l'acquisto di investimenti durevoli, per finanziare spese di gestione e a sostegno del prestito di danaro.

Pertanto le caratteristiche del passaggio di danaro che connota un aiuto di Stato deve presentare contemporaneamente: che l'erogazione sia una somma di danaro, che detta somma sia proveniente da un capitolo del bilancio dello Stato (o di altro ente pubblico o territoriale quale è l'U.E. o la Camera di Commercio), che il percettore sia una impresa che lo riceve nell'ambito della attività di imprenditoriale e che l'erogazione sia senza obbligo di restituzione cioè si deve trattare di una donazione.

Non trascuriamo che vi è un altro tipo di “aiuto di Stato” che, però, rispetto al presente approfondimento al momento non ci interessa. Con riferimento ai prelievi fiscali e contributivi ridotti in modo diseguale tra le imprese di un medesimo così da creare discriminazione nel loro approccio sul mercato emerge un “aiuto di Stato” in quanto la riduzione determina una posizione di vantaggio in capo alle imprese destinatarie delle agevolazioni fiscali e contributive così da poter fare prezzi concorrenziali che mettono fuori mercato le imprese che non godono dello stesso trattamento di favore.

A scopo esemplificativo tra le elargizioni che costituiscono “aiuto di Stato” rientrano: i finanziamenti dei Piani Operativi Regionali (POR, PIT, ecc.), i contributi dei patti territoriali, gli aiuti dei contratti d'area, i finanziamenti dei Gruppi di azione locale, i diversi tipi di finanziamento previsti dalla legge 488, i finanziamenti in favore dell'imprenditoria femminile, gli aiuti per l'imprenditorialità giovanile e il finanziamento alle microimprese.

Rientrano, infine, nella categoria degli aiuti di Stato tutte quelle somme elargite dallo Stato in modo mediato cioè attraverso l'intermediazione di organismi collettivi (consorzi di imprese, patronati, organizzazioni datoriali, ecc.). Questi aiuti è come se fossero comunque erogati alle singole imprese poiché è per nome e conto della impresa che la organizzazione beneficia dell'erogazione pubblica. Nella ipotesi di contributi pubblici erogati a organizzazioni sindacali, a patronati, a consorzi di imprese, ecc. si rileva l'aggravante che in tali casi alle imprese ritorna solo una piccolissima quota dell'aiuto di Stato elargito in quanto la maggior parte di esso viene assorbito dalla neoplastica crescita della struttura burocratica (sindacale, consortile, ecc.) con le conseguenze facilmente intuibili sulla spesa pubblica e sull'aumento della pressione fiscale complessiva.

 

5) L'aiuto di Stato non va confuso con…

a) Il prestito di una somma anche se garantita dallo Stato purché il prestito sia effettivo ovvero l'obbligo della restituzione della somma si attui concretamente e purché il prestito sia stato erogato con il rilascio delle garanzie da parte del debitore che comportino la cogenza della restituzione così che possa sostenersi come l'eventuale mancata restituzione sia il frutto di una condizione eccezionale di forza maggiore che comporta la perdita di un patrimonio posto a garanzia del prestito stesso.

b) Le integrazioni al reddito delle imprese agricole (ora, con la riforma della Politica Agricola Comune, chiamate Premio Unico Aziendale) le quali costituiscono una redistribuzione, in forme e modalità prestabilite, generalizzate ed automatiche, della ricchezza prodotta dalla società in favore del primario agricolo per il tramite della fiscalità generale, finalizzato a far si che sia garantito l'approvvigionamento degli agglomerati urbani con regolarità ed a prezzi accessibili senza che di converso ciò comporti l'abbandono della campagna da parte dei produttori mediante un reddito base garantito dell'impresa agricola.

c) Il patrocinio di iniziative senza scopo di lucro svolte non nell'ambito di attività di impresa ma nell'ambito di attività no-profit e di volontariato che, però, non siano sostitutive o siano poste in concorrenza con attività economiche svolte da imprese.

d) Il corrispettivo di prestazioni d'opera, di servizi e di appalto anche quando il committente sia un ente pubblico purché il pagamento corrisponda al valore di mercato della prestazione e dell'appalto.

e) Erogazioni di somme finalizzate alla realizzazione di opere pubbliche ad uso collettivo.

 

6) Come superare l'aiuto di Stato

Credito di imposta e fiscalità di vantaggio: sempre e comunque misure eccezionali a scadenza con verifica dei risultati. Obiettivo prioritario la riduzione del fabbisogno pubblico allargato.

Eliminando l'aiuto di Stato la politica e la burocrazia pubblica fanno un passo indietro togliendo le loro grinfie dal corpo della società civile. Affinché una tale operazione sia valida e significativa occorre liberare risorse, realizzando una minore pressione fiscale, in favore delle imprese che queste indirizzeranno in maggiori investimenti e in favore delle famiglie che queste indirizzeranno in maggiori consumi, proprio grazie alla contestuale riduzione del fabbisogno del bilancio pubblico.

Si può ammettere che il prelievo tributario già necessario al reperimento delle risorse per l'erogazione degli aiuti di Stato rimanga inalterato solo se esso viene destinato ad un programma di opere infrastrutturali (trasporti, mobilità, logistica, depurazione, trattamento reflui, condotte elettriche, telefoniche, ecc.) la cui realizzazione sia opportunamente finalizzata.

Se il potenziamento nella allocazione degli investimenti dovesse rendere necessario favorire un certo territorio ciò si deve realizzare mediante il sistema dei crediti di imposta il quale non ha controindicazione alcuna in quanto:

a) è totalmente automatico eliminando ogni intermediazione burocratica e politica ed i relativi costi sia a carico delle imprese e sia a carico dell'ente pubblico;

b) il suo riconoscimento si accompagna sempre con l'emersione di maggiori redditi di impresa;

c) non crea turbative e distorsioni al mercato;

d) elimina a priori ogni forma di utilizzo illecito della misura in quanto il credito dà diritto alla compensazione di somme dovute a titolo di imposte, tasse, contributi, premi assicurativi obbligatori e mai alla erogazione diretta di somme di danaro anche a titolo di rimborso eliminando nel contempo la grandissima parte di risorse e oneri sino ad oggi sostenuti e impiegati per eseguire i controlli e le verifiche al fine di perseguire l'uso illecito degli aiuti.

Ma anche il sistema del riconoscimento di crediti di imposta finisce col creare distorsioni se non è prevista una collocazione temporale ben predefinita (inizio e fine) prestabilendo dei parametri da perseguire quali obiettivi della operazione di sviluppo non raggiungendo i quali l'azione deve essere abbandonata definitivamente.

La fiscalità di vantaggio, invece, può essere applicata per la deduzione fiscale di quei costi extra gestionali ma destinati alla crescita sociale e civile dell'ambiente in cui si trova l'azienda e vivono i suoi dipendenti (spese per la scuola, la formazione superiore o universitaria, spese per strutture sanitarie e socio assistenziali, contribuzione per la realizzazione di strutture sportive o del tempo libero, contribuzione alla realizzazione di specifiche opere pubbliche, ecc.).

Queste misure rappresentano sempre e comunque una eccezionalità. La regola deve essere rappresentata dalla costante riduzione del fabbisogno del bilancio pubblico allargato. Sotto tale profilo è nostro interesse che tutti i sussidi e contributi elargiti dallo Stato o da altri pubblici territoriali e non, le trattenute o quote associative veicolate tramite istituti previdenziali ed assicurativi, in favore delle organizzazioni sindacali datoriali e professionali, siano quanto prima totalmente aboliti.

Minore è il fabbisogno pubblico maggiore è la capacità e la libertà di spesa delle imprese e delle famiglie.

 

7) COSA FARE

Il lavoro da fare è di far emergere l'opinione pubblica favorevole alla abolizione degli aiuti di Stato. Non siamo soli o in minoranza, anzi. Il nostro punto di vista è quello condiviso dalla generalità degli studiosi di economia, poi in Italia anche su questa questione si ripete il fenomeno della “maggioranza silenziosa” ovvero della opinione pubblica non adeguatamente rappresentata nelle aspettative dai mezzi di informazione i quali molto spesso si adeguano a imporre il punto di vista della classe politica (e mentre questa è maggioritariamente favorevole a mantenere gli aiuti di Stato nella opinione pubblica prevale l'idea contraria) e, infine, dalla nostra abbiamo un indirizzo emesso nel luglio scorso dalla Commissione U.E. con un documento titolato “Piano di azione nel settore degli aiuti di Stato” ove, recependo i principi enunciati dal Consiglio Europeo tenutosi a Lisbona in Portogallo nell'anno 2000 sulla innovazione e sulla libera offerta dei servizi nel territorio dell'Unione, si stigmatizza in modo risoluto gli aiuti di Stato, ponendosi l'obiettivo del loro superamento.

Non possiamo comprare pagine di giornali o spazi televisivi per fare degli spot, non abbiamo le risorse necessarie anche perché non siamo finanziati da nessuno, tanto meno dallo Stato (immaginate se vi è qualche politico disposto a finanziarci!) se non le quote dei soci e degli utenti.

Per queste ragioni l'unica opportunità che noi abbiamo è quella di fare appello alla militanza, al senso patriottico di ciascuno di noi, cominciando da Te, sentendoci partecipi di una iniziativa il cui fine è quello di rimuovere una prassi che penalizza la crescita della nazione costituendo uno dei freni alla innovazione e alla competitività.

Quello che si deve fare è semplice.

In ogni angolo d'Italia, anche nel territorio dove vivi e lavori Tu, si susseguono convegni, forum, assemblee, incontri di aggiornamento, ecc. ove si parla, quasi sempre a senso unico e a scopo di promozione alfine di convincere gli imprenditori a utilizzare l'aiuto di Stato, dei grandi vantaggi e benefici offerti e ottenibili grazie all'aiuto previsto dalla tale legge o alla tale misura del tale regolamento europeo o alla tal'altra iniziativa di un ente pubblico o di un ente attuatore dell'aiuto di Stato.

Non devi fare altro che partecipare all'incontro, chiedere la parola in modo democratico e secondo le regole fissate dagli organizzatori dell'incontro medesimo e, quando viene concessa, intervenire con assoluta normalità e pacatezza, e se lo ritieni opportuno, spendendo il nome della “convenzione nazionale per la abolizione degli aiuti di Stato” esporre in un tempo contenuto le ragioni in favore della soppressione degli aiuti di Stato.

Se nel corso dell'incontro non è previsto l'intervento del pubblico si deve optare per il volantinaggio da fare fuori dalla sala dell'incontro, possibilmente prima dell'inizio, anche, se lo ritieni opportuno, con estratti di testi stampati dalla presente pagina di questo nostro sito che sei sin da ora autorizzato ad utilizzare anche a questo scopo. In questo caso, affinché non risulti essere anonimo, in calce al volantino puoi indicare:

Convenzione nazionale per l'abolizione degli aiuti di Stato www.mabonline.org sede di ...............................

Importante:

Nel caso in cui Tu provveda ad una iniziativa di questo genere, o un intervento o il volantinaggio o, anche, tutti e due insieme, intervento dal pubblico e volantinaggio, provvedi a comunicarcela così che possiamo inserirla nel sito scrivendo tutti i dati (luogo, data, organizzatore, relatori, titolo dell'iniziativa) nonché inviandoci il testo del Tuo intervento e del volantino o altro materiale che hai distribuito.

 

 

Note:

(1) La politica degli aiuti di Stato esiste anche nei rapporti tra gli Stati o tra nazioni diverse. Anche per questi tipi di aiuti, primi fra tutti quelli alimentari per i paesi poveri, vi è un motivo apparente: quello della solidarietà, della lotta contro la fame e contro la povertà; anche per questi tipi di aiuti internazionali o interstatali dietro il “motivo apparente” si nasconde la vera finalità, per “vera” si intende il fine voluto effettivamente in concreto al di là delle apparenze e delle teorie, dell'aiuto dato ad un'altra nazione o ad un altro Stato che rientra in una di queste tre casistiche: a) tenere sotto controllo l'economia del paese “aiutato” disarticolando il suo mercato interno o nel suo insieme o in riferimento ad un certo tipo di prodotto impedendo, in tal modo, il potenziamento di una classe imprenditoriale locale; b) per godere da parte di cittadini dello Stato “aiutante” ammanicati con la politica di finanziamenti pubblici previsti nel bilancio di quello Stato a fronte dell'erogazione di prestazioni solidaristiche rese da quei cittadini (cessione di derrate alimentari, cessione di materiali sanitari, ecc.); c) influenzare la politica interna del paese “aiutato” sostenendo, mediante gli aiuti erogati selettivamente, la campagna elettorale di un potente locale disposto ad adottare politiche che facciano comodo agli interessi dello Stato “aiutante” o di sue imprese.

(2) Cfr. Il Sole 24 Ore del 13.4.2006, pag. 19 sotto il titolo "La truffa degli incentivi" i dati, distinti regione per regione, sulla percezione indebita di aiuti ex legge 488/92. Al bilancio dello Stato al costo dei contributi percepiti illecitamente che non rientreranno più nelle casse statali, si devono aggiungere il costo dell'attività di controllo e di repressione da parte delle forze di polizia tributaria ed il costo della burocrazia pubblica sostenuto per istruire pratiche amministrative indebite che poi non hanno conseguito lo scopo per cui la legge prevede l'erogazione pubblica. Perchè non si provvede a impiegare tutte queste risorse in modo più logico, lineare e trasparente con la certezza assoluta che ne beneficia direttamente chi si vuole aiutare ovvero riducendo per pari ammontare la pressione fiscale e contributivo in modo selettivo temporaneo all'indirizzo di quei settori dell'economia destinatari delle politiche di sostegno pubblico? La risposta è ovvia: perché per il potere politico il fine degli aiuti di Stato non è quello di sostenere l'economia e le imprese ma quelle di operare un controllo su di esse. Mediante gli aiuti di Stato la politica mette le mani sopra all'economia.

 

 


 
 
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